La struttura conserva circa 200 alberi vetusti nei suoi 13 ettari di bosco
Quando Abney Park aprì a Stoke Newington, a Londra, nel 1840, fu pensato non soltanto come cimitero, ma anche come un arboreto accessibile al pubblico. Il progetto comprendeva circa 2.500 varietà di alberi e arbusti, una collezione botanica eccezionale per un luogo di sepoltura urbano. Le specie erano disposte alfabeticamente lungo il perimetro, mentre al suo interno si trovavano gruppi di querce, pini e altre piante. Il parco ospitava anche circa mille varietà di rose. Passeggiare tra i viali significava così attraversare una sorta di catalogo vivente, in cui il paesaggio commemorativo diventava anche un’occasione per scoprire alberi provenienti da luoghi diversi.
Quell’impostazione ha lasciato un’impronta che si vede ancora oggi: Abney Park conserva circa 200 alberi vetusti nei suoi 13 ettari di bosco, compresi esemplari che risalgono alle prime piantumazioni. Gli alberi maturi e il legno in decomposizione offrono habitat a pipistrelli, uccelli, insetti e funghi, alcuni dei quali rari a livello locale o nazionale. Il sito è diventato una riserva naturale, ma continua a custodire anche il suo patrimonio storico e commemorativo. La curiosità di Abney sta proprio in questa sovrapposizione: un cimitero concepito come giardino botanico che, col passare del tempo, è diventato anche un rifugio spontaneo per la biodiversità londinese.
